Puntata del 13 giugno 2017

Via i fascisti dalle scuole!

 Nella puntata del 13 giugno 2017:

  • nella prima parte della trasmissione una corrispondenza con una precaria del Coordinamento precari scuola sulla mobilitazione delle precari e delle precarie della scuola della scuola dell’infanzia.

    Nella seconda parte la corrispondenza con una compagna dei Cobas scuola di Bologna sulle aggressioni no gender e fasciste alle scuole del territorio di San Pietro in Casale con il pretesto del gener. Qui l’appello dei Cobas scuola di Bologna.

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Puntata del 6 giugno 2017

Le prove Invalsi della seconda elementare: analisi e critiche

 Nella puntata del 6 giugno 2017:

  • analizziamo tutte le insipienze contenute nella prova di italiano del test Invalsi di seconda elementare Contraddizione rispetto alle indicazioni nazionali sulla lettura (testi semplici e brevi) e sulla grammatica (obiettivi non presenti nelle indicazioni ma presenti nelle prove Invalsi). Sfasamento tra conoscenze e competenze delle bambine e dei bambini di 7 e quelli di 8 anni. Breve storia dell’Invalsi, dei finanziamenti, dei suoi Presidenti.

    lettura dell’appello dei Cobas scuola di Bologna: contro le intimidazioni neofasciste e cattointegraliste ad una scuola primaria.

    Approfondimenti

  • Gruppo No Invalsi
  • Un esempio di prova: “La multa”

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Puntata del 16 maggio 2017

La classe “flippata”: come svuotare la scuola e pensare di farla franca

Nella puntata del 16 maggio 2017:

  • si parla di una delle tante “proposte” che i dirigenti scolastici cercano di imporre per svuotare completamente di contenuti la scuola, nella fattispecie la flipped classroom, attraverso la retorica della modernità.

    Si parla poi di Invalsi e dell’ipotesi di CCNI firmato da Cgil, Cisl, Uil e Snals lo scorso 11 aprile in merito alla “chiamata diretta” da parte dei Ds.

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Puntata del 23 maggio 2017

Le scuole di Pomezia davanti all’incendio della Eco X

Nella puntata del 23 maggio 2017:

  • gli incendi (che continuano) a Pomezia: confronto in studio con un insegnante dell’Istituto Tecnico di Largo Brodolini a Pomezia; l’intervento della presidente del consiglio di istituto.

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Puntata del 2 maggio 2017

No Invalsi

Nella puntata del 2 maggio 2017:

  • Nella prima parte della trasmissione si lancia lo sciopero contro i test Invalsi indetti da Cobas e Unicobas per i giorni 3 e 9 maggio (a rischio annullamento): intervento telefonico su struttura prova alle elementari.

    Notizie sulle mirabolanti iniziative dell’Anp, associazione nazionale presidi e sul concorso ministeriale.

    Commento a due voci dell’editoriale apparso sul Corriere delle Sera sabato 29 aprile firmato da Ernesto Galli della Loggia, “Il tabu della bocciatura”.

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Puntata del 18 aprile 2017

Che genere di Storia nei manuali?

Perché un’insegnante di meno?

Nella puntata del 18 aprile 2017:

ricerca di Elisabetta Serafini

  • abbiamo parlato con Elisabetta Serafini, dottoranda dell’Università di Tor Vergata e insegnante di scuola primaria, del genere di Storia che si racconta nei manuali di scuola primaria e secondaria di primo grado
  • nella seconda parte corrispondenza con un compagno del somMovimento nazioAnale sulla la storia di un’insegnante precaria messa alla gogna per una foto su un sito hard sotto uno pseudonimo che contiene la parola “trans”.

Approfondimenti

“… Esprimiamo la nostra solidarietà all’insegnante, e a tutte le donne che si siano trovate in situazioni simili. Rafforziamo la nostra determinazione nella lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, ma oggi in modo particolare contro la violenza fisica, verbale, economica e politica verso le donne trans, verso le lavoratrici del sesso, verso le donne che per qualunque ragione hanno proprie foto in qualche tipo di sito erotico…”

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IL SESSISMO NEI LIBRI DI SCUOLA

Nella puntata di martedì 18 aprile 2017 parleremo con Elisabetta Serafini, dottoranda dell’Università di Tor Vergata, del genere di Storia che si racconta nei manuali di scuola primaria e secondaria di primo grado.

Approfondimento #1: qui di seguito l‘articolo di Simonetta Fiori (da “La Repubblica” del 2 febbraio 2017)

Nei manuali di storia per ragazzi le donne sono solo una didascalia, un paragrafo isolato o “una vita eccezionale”. Comunque un soggetto che non fa parte del racconto collettivo ma viene confinato in un angolo della pagina per fare colore o destare meraviglia. In linguaggio teatrale potremmo paragonarla a una figurante che solo in rari casi avanza sul proscenio perché giudicessa o santa, regina o imperatrice, oppure perché imbellettata e profumata e rilucente di piume dorate, ma quasi mai nella veste anonima di gente comune, parte che spetta solo agli uomini insieme a quella di eroi e guerrieri. E questa regìa perdura per milioni di anni, dalla Preistoria al Novecento, dall’età dei cavernicoli alla Grande Guerra quando finalmente «le donne entrano nella storia», come sentenzia un manuale Mondadori sulla cittadinanza per la quinta elementare (una curiosità: prima dov’erano nascoste?). Ma, attenzione, entrano nella storia «perché dimostrano di saper prendere il posto degli uomini». Altrimenti chissà quanto avrebbero dovuto aspettare per diventare visibili anche agli autori dei sussidiari. Il quadro appena tratteggiato emerge da un’originale ricerca che sarà presentata oggi a Pisa, al VII congresso internazionale della Società italiana delle Storiche, l’associazione che da circa trent’anni promuove la ricerca sulle donne. Elisabetta Serafini, dottoranda dell’Università di Tor Vergata e responsabile per la Sis della didattica, ha selezionato sedici testi scolastici dei più importanti editori nazionali, i titoli maggiormente adottati tra sussidiari di terza, quarta e quinta elementare e manuali delle medie. Letture fondamentali, libri di formazione che forgiano la conoscenza e l’immaginario di ragazzini e ragazzine dagli otto ai quattordici anni, delicatissima stagione in cui si matura coscienza di sé e degli altri.

Che “genere di storia” circola sui banchi di scuola? Sintetizzando in modo brusco, potremmo dire che è una storia senza donne, o dove le donne compaiono di straforo in paragrafetti aggiunti o note laterali, dando l’impressione di non avere alcuna influenza sul corso degli eventi. Una narrazione definita giustamente “anacronistica” perché ignara dei contributi offerti dai women’s studies negli ultimi vent’anni. E ignara di imprese storiche come quella curata da Georges Duby e Michelle Perrot per la storia delle donne. E soprattutto una narrazione distratta rispetto alle battaglie politiche sfociate in un codice di autoregolamentazione sottoscritto nel 1999 dagli editori scolastici in materia di pari opportunità. «A partire da quel momento », denuncia Serafini, «gli editori si sono limitati a un’aggiunta politicamente corretta di paragrafi a fine capitolo oppure al racconto di vite eccezionali, tutti elementi che contribuiscono a rafforzare l’immagine di un’indistinta immobilità femminile nel resto della società».

La storia non è certo una questione di quote rosa, ma i numeri servono a inquadrare una vistosa lacuna. Secondo l’indagine svolta dalla Sis, è difficile imbattersi in una rappresentazione femminile che vada oltre il 20 per cento delle pagine dedicate alla storia, con maggiori difficoltà per l’età preistorica e “le civiltà dei grandi fiumi e del Mediterraneo”, dove le donne considerate sono la Dea Madre oppure le figure infiorettate che occhieggiano dai riquadri dedicati ai culti di bellezza. O materna nutrice onnipotente o corpo sensuale assai desiderabile, pare non esserci altra scelta. L’universo femminile evoca un unico modello fatto di specchi, balsami, unguenti, pettinature e fermagli, avulso dall’organizzazione sociale dove invece compare una varietà di ruoli maschili, come nella piramide egiziana di un manuale Cetem di quarta elementare che ritrae faraoni, sacerdoti, scribi, soldati, artigiani, contadini e schiavi; e per trovare la donna scriba bisogna cercare nel box a parte, sconsolante conferma di una storia d’appendice. In qualche caso la donna scompare del tutto dall’apparato iconografico: in un’illustrazione tratta dal manuale di terza elementare dell’editore La Spiga, nerboruti cavernicoli cacciano, preparano da mangiare, cuciono le pelli, riflettono pensosi intorno al fuoco e infine si dedicano ai riti di sepoltura – il morto per fortuna è sempre un uomo – come se le loro compagne non fossero contemplate dalla specie umana. Il problema non è solo delle fonti, perché anche là dove gli studi sono più avanti – il mondo greco-romano – il ruolo femminile risulta condannato alla marginalità, il più delle volte relegato al reparto “trucco e parrucco”. L’ossessione sessista sembra estendersi alle professioni che studiano il passato remoto, tanto che in un testo di terza elementare (La Scuola) sono rappresentati “l’archeologo”, “il paleontologo”, il paleantropologo e il “geologo” con faccette solo maschili.

Dal Medioevo la presenza femminile sembra animarsi, ma la Società delle storiche ci mette in guardia da un eccesso di entusiasmo. A parte figure come Giovanna d’Arco o Caterina da Siena – e per l’età moderna Isabella di Castiglia o Elisabetta I – mancano le donne come soggetto collettivo, capaci di agire dentro le gabbie giuridiche e sociali del loro tempo. Dove sono le lavoratrici? «Inutile mettere in pagina l’affresco del Buon e Cattivo governo dove Lorenzetti ritrae le donne muratore se non si fa cenno a queste categorie», lamenta Serafini. Il lavoro sembra che le donne lo scoprano solo nel Novecento, quando vanno a sostituire i maschi accorsi in guerra. E per gli autori dei manuali è esistito solo il femminismo primonovecentesco delle suffragette, mentre viene ignorato quello che negli anni Sessanta e Settanta ha cambiato la storia del Paese. L’unica rivoluzione che abbiamo avuto in Italia, forse per questo è meglio non raccontarla ai bambini.”

Approfondimento #2: il Codice di autoregolamentazione POLITE (maggio 1999) degli autori AIE

Puntata dell’11 aprile 2017

Passa la Buona Scuola bis: approvati tutti i decreti

Nella puntata dell’ 11 aprile 2017:

  • si parla dell’approvazione degli 8 decreti delegati che portano a compimento la Buona scuola renziana: excursus delle pochissime novità, pur mancando i testi approvati (qui il comunicato stampa del MIur, con slide e sintesi)
  • la lettura dell’Associazione Nazionale Presidi: della serie anche i presidi “sherpa” piangono
  • la lettura dei movimenti: chiedere il rinnovo del contratto per rilanciare la lotta?
  • annuncio del tema della prossima puntata: il sessismo nei libri di testo

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Puntata del 21 marzo 2017

La scuola dei premi e dello sfruttamento

Nella puntata del 21 marzo 2017:

  • Nella prima parte della trasmissione si parla dell’Italian teacher prize, ovvero della baracconata del premio per il migliore/la migliore insegnante d’Italia e soprattutto di quello che c’è dietro, una multinazionale dell’istruzione privata di Dubai GEMS EDUCATION (della quale avevamo parlato già nella puntata del 31 maggio 2016): ecco le vincitrici e i vincitori.
  • nella seconda parte ancora di alternanza scuola lavoro (detta ASL): niente abusi è proprio così, sfruttamento e basta.

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